Recensioni - - - Clemy Scognamiglio

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Isernia, Clemy Scognamiglio presenta il libro "Fin dove si scorge il mare"




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Fondazione Geradino Romano
Conversazione con Clemy Scognamiglio

Fin dove si scorge il mare
Mercoledì 21 gennaio, alle ore 18.30, la Fondazione Gerardino Romano, presso la sede sociale di Piazzetta G. Romano 15, Telese Terme (BN), ospita la scrittrice Clemy Scognamiglio. All’incontro, coordinato dal prof. Felice Casucci, si presenta il romanzo storico Fin dove si scorge il mare, I Sognatori, Lecce, 2014. 

Vi si raccontano storie d'amore “impossibili”, ambientate nel meridione d'Italia al tempo dell’unità, tra indicibili sofferenze e speranze. Uno straordinario inno all’umanità e alla vita, un romanzo di poesia (“anche un bozzolo annerito contiene un volo lieve”), che racconta, con delicata attitudine letteraria, le offese, i soprusi portati ai più deboli, ma anche i “miracoli” a loro destinati, “con gli occhi avvelenati di fuliggine” (le degradate condizioni di vita delle filande di fine ottocento costituiscono lo scenario in cui, in parte, si muove la denuncia dell’azione narrativa). La voce autoriale, fortemente femminile, è sempre originale, mai doma, appassionata, consapevole, sembra provenire da un altro mondo, come un’eco sottile. “Tutto quanto serve alla notte è un solco d’illusione, un raggio qualsiasi che pur riuscendo a dileguare tutto il nero che c’è, racconta l’aurora e sa come fare a raccontarla, ad aspettarla”. Un romanzo candido, silenzioso, questo della Scognamiglio, perché la “verità”, una certa “verità” non ha “bisogno di misteri”. Il teatro oscuro dei personaggi non esprime parole in sé ma slanci , debiti d’ossigeno ai precipizi del cuore. Ci si muove in senso contrario all’ordine stabilito: si comincia dalla fine, tragica, e si torna indietro, alla letizia. Un dedalo, dunque, di emozioni ininterrotte, lacrime (“gocce di pioggia migliore”) sul volto di una ragazza miracolata, forse dalla letteratura, certamente dall’amore, “un atto di fede”, non si sa se bello o brutto, “come il verso del lupo”.


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ROMANZI STORICI 
controtendenza - intervista a Clemy Scognamiglio.

GENNAIO 14, 2015 
di Flavio Pagani

Fin dove si scorge il mare - Clemy Scognamiglio




Nella collana di “I grandi romanzi storici”, visionabile su Corriere store, compaiono 30 romanzi: ben 19 riguardano l’antichità, in particolare l’antica Roma. Poi al secondo posto si pongono quelli ad ambientazione medievale con 8 opere. C’è poi un ennesimo romanzo sui Borgia e alla fine ci sono solo 2 romanzi sull’Ottocento, che vanno a pescare nell’horror o nello scabroso. I romanzi storici che compaiono sulla prima pagina della Feltrinelli, o della Mondadori store non sono limitati all’antichità, ma sono molto più diversificati. I temi e le ambientazioni mi paiono comunque abbastanza ricorrenti. Ritornano spesso l’avventura, la cospirazione, il mistero, la magia o il giallo. Anche qui, salvo qualche eccezione, dominano i grandi eventi storici, i grandi personaggi.... segue


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[Intervista] pubblicata sul nr 6 di Eclettica 
A cura di Giovanna Samanda Ricchiuti




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[Intervista] Fin dove si scorge il mare di Clemy Scognamiglio

Pubblicato il ottobre 3, 2014 da davide dotto
Titolo: Fin dove si scorge il mare
Autore: Clemy Scognamiglio
Editore: I sognatori
Anno: 2014
ISBN: 9788895068343
Numero pagine: 158
Prezzo: € 13,90
disponibile anche in eBook (qui
)

Contenuto: Romanzo mainstream che racconta e incrocia due storie d’amore “impossibili”, calate nel contesto storico dell’Unita d’Italia e ambientate nel Meridione. “Impossibili” perché andrebbero a unire persone in apparenza  mal assortite, di estrazione sociale differente o con un passato burrascoso alle spalle – troppo, per essere accettato dalla società dell’epoca. È qui che emerge con prepotenza la concettualizzazione (marquezianamente intesa) dell’amore come sentimento folle, dannoso e salvifico al contempo. Perché la salvezza c’è per tutti, anche per chi “porta addosso tutte le prove dell’inverno“; l’importante è che la ricerca non si esaurisca nell’accettazione passiva delle regole imposte (dal ruolo, dalla società, dalla tradizione, da quello che frettolosamente definiamo “destino”), poiché “solo quello che non si fa per paura resta eterno”. Consigliato ai lettori del mainstream e in particolare a quelli che apprezzano la narrativa facente capo al Verismo (scuola verghiana), ai romanzi corali della Morante o – per fare un altro esempio – di Grazia Deledda.

L’autrice è qui con noi e ha accettato di rispondere a qualche domanda:

1. Che ci troviamo in un altro tempo, lo capiamo dalle atmosfere, dai rumori, dalle voci. Da quella roca del fabbro al tono forte del bettoliere, dall’accento acuto della bizzoca al flebile tossire della stiratrice. Quali problemi linguistici ti sei posta nello scrivere questa storia?


Ho voluto che l’ambiente circostante introducesse la storia come una quinta, ricorrendo a una grammatica per immagini. La coralità è a supporto del linguaggio originario, lo semplifica.


2. Come hai fatto a immaginarti gli uomini del 1860? Di sicuro il popolo di cui parli non si sarebbe riconosciuto nelle ricostruzioni a posteriori, nei trattati sociologici e soprattutto nello spirito del senno del poi.


L’immaginazione è parte essenziale dello scrivere, si è in grado di rappresentare quello che non si conosce, ma in un romanzo classico, di chiaro stile non contemporaneo, bisogna attingere alle descrizioni e alle riflessioni custodite nei sempre più rari racconti orali, nonché alle evocazioni di una geometria paesaggistica ancora ben presente nei borghi nel nostro Sud. Un popolo così fortemente identitario, non poteva evitare di lasciare tracce e mostrare radicamenti che vanno al di là delle semplici date storiche.


3. I modelli letterari non mancano. Un Dickens sarebbe fuori luogo, meglio un Capuana, un Verga, per poi distanziartene e seguire la tua strada. A proposito di strada, più che i libri di storia hai fatto parlare le case, coloro che le abitano, le mura di cinta, il lido del mare, gli antri di una fabbrica. Rimane qualcosa, nell’aria, delle storie che hai raccontato?


Sappiamo che niente resta inanimato se è stato vissuto, toccato, usato. Il romanzo è tutto un riverbero di questa testimonianza vitale delle cose, degli ambienti, dei paesaggi: quegli antri, quelle fabbriche, quei tetti, non hanno preso vita solo nel mio immaginario. Sono esistite, e, dunque, pur frammentate e disseminate in quel Sud, restano immediatamente riconoscibili.

4. C’è in questo romanzo più di un punto di contatto tra padroni e servi, contadini e baroni. In fondo vivono nello stesso paese, a bordo della stessa barca, con molto mare intorno. Un contadino può avere come fratello di latte un barone, se sua madre ha fatto da balia a un baroncino. Direi che si attenuano molto, nel tuo romanzo, le distinzioni in classi sociali.


Le distinzioni sociali sono state a fondamento di innumerevoli tragedie e di questo, il romanzo, tiene conto. Quella concessa al giovane barone è da considerarsi più una sorta di gratitudine nei confronti della balia che gli ha salvato la vita. Riguarda solo i suoi primi anni. Intorno a questa eccezione si raccoglie e si sviluppa la breve parte sentimentale del romanzo. Basta guardare alla ricca e capricciosa Leonora, alla sua famiglia, alla tragica condizione che ottiene Immacolata da parte del padrone per capire che, no, non sono concessi salti di casta, né vicinanze di sorta
.

5. Si nota sia una rassegnazione al proprio destino sia una diffidenza congenita a proclami, alle facili utopie. Si obbedisce a ciò che si veste di autorità, basta che sia radicata, riconosciuta e riconoscibile dalle chiare insegne. Si obbedisce al padrone come si obbedisce alla madre, al padre, alla maestra. Senza chiedere spiegazioni. Si ha l’impressione che, nel romanzo, l’obbedienza sia soprattutto virtù femminile, la ribellione, quando c’è, nient’altro che un colpo di testa maschile.


In alcuni protagonisti del romanzo, senza dubbio, è così. In altri casi ci si aspetta una contropartita. Immacolata per esempio obbedisce in virtù di una promessa ricevuta, Francesco risponde a un suo dissidio sentimentale. Poi c’è Giacinta, che contraddice ogni regola, scegliendo di seguire la rivoluzione armata dei Briganti; c’è Teresa che, pur non giungendo a una scelta così radicale, la supporta, ribelle alle angherie quotidiane della fabbrica della seta, ne sfida le conseguenze; infine c’è Filomena che, pur conservando il suo crudele abito da sposa, non si piega al “ destino”, anzi lo affronta con un piglio decisamente coraggioso. Nessuna acquiescente obbedienza femminile dunque, e neanche colpi di testa maschili. La partenza di Jacomo per l’America rappresenta più la determinazione della propria libertà che la disperazione di un emigrante, anche se gli effetti, nella storia, restano identici.

6. Io riepilogherei il tuo romanzo con questa tua frase: “Come si sapeva, fin dall’inizio, che la vita non sa compilare liste, né scegliere chi resterà dentro e fuori, e quando accade non lesina neppure il consolare di sogni e di illusioni”
.

Si ricordi cos’erano i “ Fuorbando”: liste che, per effetto di una legge speciale, servirono a contrastare il brigantaggio. Esse costituivano, a tutti gli effetti, dei proclami di morte. Nei nomi che ne hanno, tragicamente, riempito le righe, non si può fare a meno di provare empatia. Leggendoli, corredati solo di date e luoghi di nascita, non si può ignorare che fossero volti, voci, pensieri e ideali. Più che a individuare colpevoli e innocenti, lasciano scorgere l’importanza della vita. A ignorarlo non ci riesce neppure un decreto
.

7. Ultima domanda: perché leggere, oggi, Fin dove si scorge il mare?


Pensa a un luogo in cui un tempo vi era una casa, ora distrutta, cancellata, priva della memoria di chi vi ha vissuto. Non sempre ci è dato modo di conoscere chi l’ha edificata e perché. Ebbene, anche se di questa rimanesse una sola pietra, essa servirebbe a ricordare che in quel luogo c’era una costruzione. Ecco. Fin dove si scorge il mare vorrebbe essere quella piccola pietra.



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FIN DOVE SI SCORGE IL MARE

Valutazione Utenti


Fin dove si scorge il mare
LETTERATURA ITALIANA
Autore
Clemy Scognamiglio
EDITORE
Casa editrice
I Sognatori

 

La trama e le recensioni di Fin dove si scorge il mare, romanzo di Clemy Scognamiglio edito da I Sognatori. Romanzo mainstream che racconta e incrocia due storie d'amore "impossibili", calate nel contesto storico dell'Unita d'Italia e ambientate nel Meridione. "Impossibili" perché andrebbero a unire persone in apparenza mal assortite, di estrazione sociale differente o con un passato burrascoso alle spalle – troppo, per essere accettato dalla società dell'epoca. È qui che emerge con prepotenza la concettualizzazione (marquezianamente intesa) dell’amore come sentimento folle, dannoso e salvifico al contempo. Perché la salvezza c'è per tutti, anche per chi "porta addosso tutte le prove dell’inverno"; l'importante è che la ricerca non si esaurisca nell'accettazione passiva delle regole imposte (dal ruolo, dalla società, dalla tradizione, da quello che frettolosamente definiamo "destino"), poiché "solo quello che non si fa per paura resta eterno".


maria.luperini

RECENSIONE UTENTI

OPINIONI INSERITE: 1


Un romanzo classico, un romanzo verista. Ogni tanto se ne sente il bisogno, non si può vivere di soli sperimentalismi e come lettori arriva sempre il momento di dire: basta, ora leggo un libro che m’immerga in una storia, che mi faccia pensare ma che scorra, che mi culli e mi faccia sentire bene.
“Fin dove si scorge il mare”, di Clemy Scognamiglio, ed. I Sognatori, è un libro così.
Storie di amori impossibili che s’intrecciano con la Storia (l’Ottocento del nostro Meridione), raccontate con uno stile avvolgente e sofisticato, che usa un italiano di rara eleganza, senza essere mai “vecchio” o peggio ancora scolastico.
Un esempio su tutti, all’inizio del romanzo: “La notizia del diploma aveva posseduto la stessa forza di filo d’aria…da refolo sottile e deflagrante, fu capacità di ciottolo in discesa” (pag. 7).
Un italiano che l’autrice abilmente mescola alle espressioni dialettali della gente di paese, per rendere credibile e sostenere maggiormente la commozione che si snoda lungo le 158 pagine del racconto. Nell’intreccio di queste storie abbiamo modo d’incontrare Francesco, il figlio del barone locale “che non bastava a suo padre”, affetto da balbuzie perché “i pensieri più importanti divenivano cemento impastato nella bocca”. Il popolano Martino, a cui “l’ingiustizia garantiva che non sarebbe morto come suo padre, perché non avrebbe ricevuto istruzione e quindi consapevolezza”. Filomena “la Malata”, “colei che da anni incupiva la casa e il paese”. Immacolata, la madre-balia che “scelse di barattare il dolore con il silenzio”. Jacomo, il marito e padre , “senza soprannomi, colui che per un pugno di mosche s’era giocato la vita”.
Intorno a loro, che hanno vita come persone reali e pare di toccarli, di averli accanto, altri personaggi minori fanno la loro apparizione, contribuendo a costruire una scena universale e ad abbandonarla come visioni ma lasciandosi dietro un segno: il padre di Immacolata, l’amica Teresa e Giacinta la ribelle, la moglie francese del barone, il medico condotto. È un intero mondo, fondato sulle contraddizioni: da una parte l’opificio della seta, che rappresenta lo sviluppo industriale, con le ragazze in balia delle maestre e della violenza del padrone, povere e chiacchierate, sfiorite dal lavoro e dalla disillusione; dall’altra il microcosmo di un paese arroccato e immerso in un sistema ancora feudale; poi Garibaldi e i briganti; le sirene incantatrici dell’America e il tragico destino dei migranti; i sogni di tutti che rotolano e intanto passa la vita.
Su tutto, il folle amore che salva. E che sembra essere l’unica cosa che resta, alla fine della vita e del mondo.

http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi/fin-dove-si-scorge-il-mare/



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Quel giorno ritornava Francesco…

E non ti salvi !

Per  le  successive pagine, resti  avvinto dall’impossibilità di fare  altro che non sia continuare a leggere.

Centocinquantaquattro perle di un capolavoro, dove la differenza tra  scrivere e saper scrivere la scopri dall’incipit.

La  storia é il  romanzo di vita di un  mucchietto di persone, raccontato nella fatalistica intersecazione delle loro avventure. Vite percorse  in un secolo devastato dalle miserie umane,  e quelle stesse, mentre le scorgi, ti segnano il cuore.

Si parla di  persone e non di  personaggi,  perche’ perfino ad una immotivabile  lettura superficiale, viene subito agli occhi, in sequenza, il pulsare vivo e reale della loro raffigurazione. E’ questo, grazie alla delicata tessitura  che l’autrice ne fa, che rende palpitante ogni riga del libro.

Qui ogni persona, dunque, ha una sua propria collocazione sociale, nel contesto di un’epoca  storica arrivata a noi in un misto di menzogne e false retrospettive, ma di sicuro pregna di quel fuoco interiore che ne ha caratterizzato il vivere cosiddetto civile per oltre mezzo secolo.  I figli di quest’epoca, dunque, hanno duramente pagato il prezzo della loro ostinata voglia di libertà e, a mio avviso, questo romanzo descrive perfettamente il senso dell’intima battaglia di ognuno dei suoi interpreti.

Filomena, Martino, Francesco, Immacolata, Jacomo, tutti incatenati alla loro speranza di vittoria sul sopruso delle miserie umane, spinti da quello che viene detto fuoco sacro interiore, quel  calore di cui si nutrono e di cui nutrono, tutti accomunati dalla parentale discendenza dell’amore.

L’amore si legge da subito, forte, coraggioso, a volte segnato dall’alibi dell’ignoranza del suo stesso riconoscimento, e per se stesso punibile con la solitudine. Amore e solitudine dei sentimenti, invocati fino alla fine anche da chi non li avrebbe mai accettati. Amore tradito dalla paura e dalla passione , quella stessa che spinge a scelte sbagliate nell’inconsapevole voglia  di andare, oltre fin dove si scorge il mare,  a rendersi  padroni del proprio destino,  fino ad allora manipolato dall’usurpazione, dall’assoggettamento, fino a  dinamiche di vita drammatiche.

La miseria, l’orgoglio, l’emigrazione, la paura, tutto si mescola stranamente in un ordine diretto, da dove non se ne esce se non da soli, anche per  tutta la vita, anche per una vita su cui non si sarebbe mai scommesso alcunché ma che, come succede per  tutte le passioni, tenacemente crederci è l’unico appiglio.

Semplicemente voglio con il mio contributo dare un riconoscente  plauso all’autrice, Clemy Scognamiglio, che ancora una volta ha saputo donare ai suoi lettori la Meraviglia.

Di seguito il book-trailer del libro edito da I sognatori Factory Editoriale.

http://shifts.altervista.org/fin-dove-si-scorge-il-mare/


Da "la Repubblica NAPOLI"

Tra satira e surreale il piacere dei ricordi (giovanni chianelli).

Da il quotidiano "Il Mattino"Edizione del 25 ottobre 2007

Dalla costola delle edizioni Marotta&Cafiero nasce una  nuova casa editrice, Altrerighe, che pubblica solo esordienti, e soltanto di sesso femminile. Il primo testo pubblicato  "Passi cigolanti, di Clemy Scognamiglio". Una raccolta di racconti che alterna dieci piccole storie, ironiche o drammatiche, senza un apparente filo conduttore. Il libro, accolto positivamente da alcuni critici tra cui Stefano Benni, viene presentato oggi alle 17,30 presso la libreria Edicolè di piazza Municipio. Con l'autrice interverrà  Francesco Saverio Torrese. Seguiranno letture tratte dal testo. Sarà  anche l'occasione per presentare la nuova linea editoriale.

 
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